Sarah Cosulich: intervista alla direttrice di Artissima

Cinque domande alla diret­trice di Artis­sima Sarah Cosulich

Ener­gica, molto lucida, Sarah e’ una per­sona che sa comu­ni­care e ha molto da comu­ni­care.
Par­ti­amo dal prin­ci­pio… Come si è appas­sion­ata all’arte?

Il primo inter­esse nacque da una pro­fes­soressa di sto­ria dell’arte al liceo di Tri­este. Sono molto affasci­nanti le per­sone che hanno capac­ità di tra­man­dare e incu­riosire. Anche negli Stati Uniti ho sem­pre avuto ottimi pro­fes­sori, e questo ha con­tribuito ad aumentare la mia pas­sione.
Il primo vero rap­porto con il con­tem­po­ra­neo è avvenuto a Berlino, dove ho fre­quen­tato uno spazio alter­na­tivo con intel­let­tuali e artisti, nel 1998. E’ stato un incro­cio intenso di idee e per­son­al­ità. Poi Lon­dra con un mas­ter e uno stage alla Tate.
Suc­ces­si­va­mente a Tri­este ho invece curato la mia prima mostra: Pawel Althamer nel 2001.
Ma la vera esplo­sione e’ avvenuta a Venezia come assis­tente cura­trice di Bonami alla Bien­nale. Li ho conosci­uto e lavo­rato a stretto con­tatto con artisti come Gabriel Orozco, Fis­chli Weiss, Matthew Bar­ney, Damian Hirst, Rirkrit Tira­vanija, Carsten Hoeller, per nom­i­narne alcuni.

Ha mai pen­sato di diventare artista?

No, sono una per­sona razionale che ama l’irrazionalità.
Ho subito capito che mi piaceva lavo­rare con gli artisti, ma che non ero un artista. Il con­tatto con gli artisti ha un val­ore unico per me.
Ho avuto l’opportunità di lavo­rare in diversi ambiti del mondo dell’arte, isti­tuzioni pub­bliche come la Bien­nale o Villa Manin o in una gal­le­ria pri­vata; ho avuto espe­rienze cura­to­ri­ali e ges­tion­ali, d’insegnamento e di scrit­tura. Il ruolo di diret­trice di Artis­sima unisce le mie diverse com­pe­tenze e con­tatti, è un’avventura fati­cosa ma che da grandi soddisfazioni.  .

Crede che il mer­cato dell’arte si stia aprendo?

Il mer­cato dell’arte è già molto forte. I lim­iti del mer­cato in Italia sono legati alla fis­cal­ità e li conos­ci­amo. D’altra parte ci sono grandi poten­zial­ità per allargare ancora la conoscenza del con­tem­po­ra­neo e con­seguente­mente il mer­cato a un pub­blico più vasto. Gra­zie a un coor­di­na­mento degli attori pro­tag­o­nisti si potrebbe arrivare ad una più ampia divul­gazione e fruizione dell’arte con­tem­po­ranea. Occorre pen­sare da dove par­tire, dalla scuola, dalla comu­ni­cazione, da un avvic­i­na­mento a certi lin­guaggi per ren­derli accessibili.

A quale collezion­ista e pub­blico si riv­olge artissima?

Il collezion­ista vero non è attento solo alla spec­u­lazione. Si informa, si appas­siona, viag­gia, sco­pre. Il collezion­ista che “sente” le opere è quello che può avere grandi sod­dis­fazione anche dal punto di vista di inves­ti­mento. Artis­sima cerca di ali­mentare questa pas­sione attra­verso la qual­ità di ciò che la fiera offre.
Con la nos­tra iden­tità speci­fica ded­i­cata ai gio­vani e alle avan­guardie, e in gen­erale con le gal­lerie atten­ta­mente selezion­ate, cer­chi­amo di dare oppor­tu­nità ai collezion­isti. In questo senso la ricerca dei cura­tori inter­nazion­ali nei nos­tri comi­tati garan­tisce un liv­ello altissimo e la pre­senza di artisti che avranno molto prob­a­bil­mente una grande crescita di mer­cato. Per questo motivo il collezion­ismo inter­nazionale pre­sente a Torino è aumen­tato negli ultimi anni del 70%.
Artis­sima è una fiera inter­nazionale, speci­fica e acces­si­bile. Oltre ai tanti paesi coin­volti dal Medio Ori­ente al sud Africa, c’è grande atten­zione all’ Amer­ica Latina con gal­lerie e collezion­isti brasil­iani, argen­tini, colom­biani, mes­si­cani. Sono per­sone colte con una sen­si­bil­ità molto raf­fi­nata, un pub­blico con un ottimo potenziale.

Cosa pensa della glob­al­iz­zazione del mercato?

Ci sono vie par­al­lele. Da una parte il lavoro delle grandi fiere e brand come Art Basel, che esportano inter­nazional­mente il loro mar­chio e mod­ello. Questo sicu­ra­mente aiuta a svilup­pare nuovi mer­cati e a “raf­fi­narli”.
Dall’altra parte c’è il lavoro delle fiere locali che devono sapersi dis­tinguere per­ché con una loro speci­ficità e strate­gia pos­sono essere glob­ali attraendo a se’ nuove geografie. Si viene a Torino per trovare il meglio della ricerca nel mondo. Artis­sima punta ad essere una fiera bou­tique, a dif­feren­ziarsi con la qual­ità e la selezione oltre che con l’internazionalità. E in questo modo è cresci­uta tantissimo.

La ver­sione inte­grale dell’intervsta sara’ pub­bli­cata su Look­Lat­eral mag­a­zine n.7 in uscita a pri­mav­era 2017.