Coordinate quasi esatte di un’idea di fiera

Coor­di­nate quasi esatte di un’idea di fiera: inter­vista a Ilaria Bona­cossa, nuova diret­trice di Artis­sima 2017

Otto­bre 2017. Milano-Torino è da alcuni anni un asse che ha preso forma, due città vicine geografi­ca­mente, forse lon­tane nell’anima ma impeg­nate per un futuro con­di­viso. E il futuro qui non può mai pre­scindere da urban­ismi e tipic­ità. Città indus­tri­ali, città dinamiche ma anche son­no­lenti, città ric­che ma anche aus­tere, città colte ma anche strat­ifi­cate. «Di una città non godi le sette o le set­tan­ta­sette mer­av­iglie, ma la risposta che dà a una tua domanda», scriveva Italo Calvino nelle Città Invis­i­bili. Ognuna ha la sua risposta, che Ilaria Bona­cossa, nuova diret­trice di Artis­sima, ha saputo ascoltare. Milanese di nascita, un pas­sato tori­nese alla Fon­dazione San­dretto, gen­ovese per la direzione del museo di Villa Croce assunta nel 2012, inter­nazionale per le espe­rienze newyorkesi e mar­sigliesi. A pen­sarci bene, Bona­cossa ha accarez­zato un pas­sato – ogget­tivo fin nelle strut­ture, l’edificio neo­clas­sico di Villa Croce, il set­te­cen­tesco Palazzo Re Rebau­dengo di Guarene d’Alba – pro­po­nendo il suo di futuro: dalla prima impor­tante mostra alla FSRR, ExIT. Nuove geografie della cre­ativ­ità ital­iana, la scommessa di una mostra che riu­niva ben ottanta gio­vani artisti ital­iani, senza dimen­ti­care design, cin­ema e musica, ai prog­etti per Villa Croce con le per­son­ali di Juli­eta Aranda, Tomás Sara­ceno, Alberto Tadiello, Tony Con­rad, Susanne Philipzs e la grande mono­grafica ded­i­cata a Aldo Mondino. Pro­filo inter­nazionale, tono edu­cato, idee cen­trifughe ben fon­date su preparazione e campo visivo.

Artissima 2017 Ilaria Bonacossa

Ilaria Bona­cossa, diret­trice di Artis­sima 2017

Tutto fun­ziona se il campo d’azione è una Fon­dazione, un Museo, una collezione. Ilaria Bona­cossa però quest’anno ha accettato una sfida, spostarsi dal 2.0 al 3.0, dall’utente al cliente. Non più mostra ma fiera, non solo con­tenuto ma anche mer­cato. Iniziamo dai numeri: i 20mila metri quadri dell’ex Sta­dio Olimpico del ghi­ac­cio ospit­er­anno quest’anno 206 gal­lerie da 32 Paesi con la pre­senza di oltre 700 artisti e più di 46 cura­tori e diret­tori di museo, per un totale di 2000 opere in mostra. Nell’ultima edi­zione i vis­i­ta­tori hanno rag­giunto la soglia dei 50mila. Ma cos’è oggi una fiera? Non solo mostra, non solo mer­cato, momento di prog­etto e (forse) di novità. «I decenni pas­sati sco­pri­vano l’arte nelle Bien­nali, oggi tutti fre­quen­tano le fiere. Forse più facili, di certo un nuovo tipo di offerta e non ultimo la pos­si­bil­ità di vedere tanto in poco tempo. Gal­lerie glob­ali che si ritrovano per due/tre giorni in un unico luogo. Come una mostra, anche una fiera ha la neces­sità di avere alle spalle un prog­etto: il mio? La selezione, abbi­amo cer­cato e priv­i­le­giato le gal­lerie che fanno ricerca, per dare la pos­si­bil­ità a gal­leristi e artisti di qual­ità di pot­ersi inserire in un mer­cato impor­tante, di avere vis­i­bil­ità in una fiera che in Italia ha sem­pre rap­p­re­sen­tato un’eccellenza, la fiera al superla­tivo, Artissima».

Artissima 2017, intervista a Ilaria Bonacossa

ROMAN SIGNER, Stiefel Rot-Blau, 2015

Il piano di Ilaria Bona­cossa è chiaro, la fiera deve pro­porre qual­ità, ricerca e com­pe­tenza, non si vende tanto per vendere e non si è mai fatto, come con­frontarsi quindi con quello che è avvenuto negli anni scorsi – Artis­sima quest’anno com­pie 24 anni, numero che ci ricorda che il lavoro fatto fin qui è stato deter­mi­nate, pas­sato attra­verso le fig­ure di Sarah Cosulich, Francesco Man­a­corda e Andrea Bellini –, rimanere in con­tin­uum o pen­sare un nuovo corso? «La direzione di una fiera – dice Bona­cossa – ho scop­erto che è molto sim­ile a quella di un gior­nale. Nel board ci sono per­sone che lavo­rano qui da 18 anni, le risposte a volte sono lunghe e la ges­tione del lavoro è un punto nevral­gico. No, la riv­o­luzione non l’ho voluta fare. Ho por­tato la mia idea di ricerca, dec­li­nan­dola sulla fiera. Scegliamo cosa pro­porre, non accetti­amo ceca­mente, ho con­fer­mato le sezioni Present Future (con il comi­tato cura­to­ri­ale for­mato da Cloé Per­rone, cura­trice indipen­dente, Samuel Gross, cura­tore capo all’Istituto Svizzero di Roma, João Laia, cura­tore indipen­dente e scrit­tore, Char­lotte Laubard, cura­trice e pre­side del Dipar­ti­mento Arti visive, HEAD, Ginevra), Back to the Future (con il comi­tato cura­to­ri­ale for­mato da Anna Daneri, cura­trice indipen­dente e fonda­tore di Peep-Hole a Milano, Zasha Colah, co-fondatrice Clark House, Mum­bai e co-curatrice di Pune Bien­nale 2017, Dora Gar­cía, artista e pro­fes­sore presso l’Oslo National Accad­emy of Arts, Chus Mar­tinez, cura­trice, diret­trice dell’Istituto d’Arte FHNW a Basilea e mem­bro dell’advisory board del Castello di Riv­oli) e pro­posto la sezione Dis­egni, un nuovo spazio che vuole riportare l’attenzione su questa forma espres­siva, alla ricerca di un collezion­ismo attento e, per­ché no, gio­vane. Ho por­tato la mia espe­rienza, i miei anni nel mondo dell’arte con­tem­po­ranea, il lavoro fatto con i gio­vani artisti e, non ultima, la pazzesca emozione che pen­sare, orga­niz­zare, dis­eg­nare, instal­lare e inau­gu­rare una fiera porta con sé». Ilaria Bona­cossa riesce in una diretta spon­taneità che la rende subito un’interlocutrice per­fetta, nes­sun altare o alloro a cel­e­brarsi, solo com­pe­tenza e inte­ri­or­iz­zazione. Per arrivare a una fiera inter­nazionale – che l’ha ripor­tata nella Torino che già l’aveva ospi­tata negli anni della curatela presso la Fon­dazione San­dretto Re Rebau­dengo, dal 2003 al 2009, «una città che vive la sua arte pub­blica coni­u­gata con la vocazione al con­tem­po­ra­neo, riconosci­bile nelle fon­dazioni così come nelle collezioni pri­vate e nella voglia di prog­etti inter­nazion­ali», dice Ilaria Bona­cossa – si passa inevitabil­mente attra­verso esempi e con­fronti, nat­u­ral­mente le grandi fiere che seg­nano il cal­en­dario dell’arte con­tem­po­ranea, ma anche mostre fon­da­men­tali che hanno seg­nato un’epoca e indi­cato una modal­ità. La domanda ci sta pro­prio: «Quali sono state le mostre deter­mi­nanti nel tuo per­corso? E, nella sto­ria, quale la mostra che avresti voluto curare tu?». «Ci ho pen­sato a lungo e, alla fine, direi la per­son­ale di Susanne Philipsz a Villa Croce, un prog­etto itin­er­ante in vari luoghi della città, una mostra che mi ha las­ci­ato un modo unica di coin­vol­gere nar­ra­ti­va­mente lo spet­ta­tore; nat­u­ral­mente ExIT alla FSRR per quella unità artis­tica ricer­cata tra tante voci del panorama ital­iano con­tem­po­ra­neo, ma più di tutto mi piace met­tere in atto un processo, e avere il cor­ag­gio di las­ciare carta bianca all’artista, di met­tersi in gioco con la pro­pria idea e il pro­prio lavoro. La mostra che avrei voluto curare? È la prima volta che me lo chiedono, così ho ripen­sato a un prog­etto di più di dieci anni fa, curato da Philippe Vergne, oggi diret­tore del MOCA di Los Ange­les, che vidi al Walker Art Cen­ter di Min­neapo­lis, How Lat­i­tudes Become Forms, una mostra che riu­niva artisti brasil­iani, sudafricani, cinesi e giap­ponesi, turchi, amer­i­cani nat­u­ral­mente, e indi­ani inter­ro­gan­dosi sull’influenza che una nuova cul­tura glob­al­iz­zata, l’incredibile facil­ità di sposta­mento di per­sone, cap­i­tali e idee, e la rete avreb­bero avuto sull’arte contemporanea.

Artissima 2017, intervista a Ilaria Bonacossa

SILVIA ARGIOLAS, Unti­tled, 2017

Erano i primi anni della glob­al­iz­zazione, l’idea di moder­nità liq­uida ci aveva col­pito». Già, la rete ha cam­bi­ato in qualche modo il fare arte e il vendere arte. Piattaforme, scambi, aste online, prog­etti di art advi­sory: un mondo mate­ri­ale ha trovato una sua cos­tola vir­tuale. E una fiera – che nella realtà ancora opera – come si com­porta? «Quest’anno, Artis­sima avrà un cat­a­l­ogo esclu­si­va­mente dig­i­tale, vedo che il mondo dell’arte da sem­pre abit­u­ato a espe­rienza fisiche e reali, si sta muovendo sem­pre più verso il vir­tuale, man­te­nendo sem­pre quella voglia di aggregazione e di comu­nità. Da tutto ciò è nata, in col­lab­o­razione con Com­pag­nia San Paolo, Artis­sima Dig­i­tal (Artissima.art), uno spazio ded­i­cato a collezion­isti e vis­i­ta­tori che potranno così gestire la pro­pria agenda, le pro­prie pref­erenze, gli artisti e le opere selezion­ate, dove sarà pos­si­bile dialog­are con i gal­leristi e vedere i loro con­tenuti web. Uno spazio ded­i­cato sì al vis­i­ta­tore nelle cui mani met­ti­amo tutte le infor­mazioni per prepararsi all’esperienza in fiera, ma anche alle gal­lerie che così avranno mag­giore vis­i­bil­ità per pro­porre artisti e prog­etti». Il mes­sag­gio è: nav­ighi­amo la fiera. Per nav­i­gare abbi­amo però bisogno delle coor­di­nate, quelle lon­gi­tu­dini e lat­i­tu­dini di qui prima, punti car­di­nali senza i quali l’arte rischia di diventare solo un bene quan­tifi­cato in denaro, e il mer­cato banal­iz­zarsi in uno scam­bio con­tabile. L’arte è di più, l’arte è ancora car­tacea nelle riv­iste di set­tore, «abbi­amo bisogno di crit­ica d’arte, delle pagine delle riv­iste che come mappe ci guidino nel mondo del con­tem­po­ra­neo; abbi­amo bisogno di spazi di dial­ogo e di opin­ione, abbi­amo bisogno di miti ma non di divinità dell’arte» con­ferma Bona­cossa, per­ché ancora una volta il dig­i­tale sap­pia essere van­tag­gio e non lim­ite. Vei­colo di nuovi con­tenuti e non esclu­sivo ed esclu­dente mondo par­al­lelo. Se il denaro tende alla vir­tu­al­ità, l’arte del nuovo mil­len­nio vive ancora di carne e sangue, le fiere vivono di ricerca e conoscenza, dei pro­pri collezion­isti, con­tat­tati e resi com­mu­nity gra­zie a speci­fici vip pro­gram che vanno ad oper­are nei grandi eventi inter­nazion­ali d’arte con­tem­po­ranea. Il tal­ento non potrà mai essere vir­tuale, la sua ricerca sì. Artis­sima 2017 è una fiera di tal­enti, a tutti noi ora il com­pito di scoprirli.