What means future at Artissima 2016

Scan­dal­iz­zano, las­ciano spesso a bocca asciutta e trovano sem­pre, sem­pre, crit­ici e oppositori

I premi artis­tici, cat­e­go­ria amata e odi­ata, con­dan­nata all’inferno, ma per chi ne può godere, un buon modo per aprirsi tante porte. Poi viene quella volta in cui il pre­mio fa cen­tro, e il plauso è gen­erale. Illy ha pre­mi­ato ieri Cécile B. Evans, e l’opera Present Future (2016), come artista più inter­es­sante della sezione Present Future. Evans, pre­sen­tata a Torino dalla gal­le­ria Galerie Bar­bara Seiler di Zurigo, classe 1983, amer­i­cana ma già euro­pea, imper­son­ifica un’arte che si è fatta dig­i­tale, che sa essere tra mondo fisico e realtà dig­i­tale. What the heart wants è un’opera totale, non solo video ma ambi­en­tazione (la gal­le­ria ha cre­ato un vero box con cus­cini e cuffie per fruire il video), non solo nar­razione ma spet­ta­colo, rap­p­re­sen­tazione della comu­ni­cazione con­tem­po­ranea, che con­tem­pla l’interruzione pub­blic­i­taria come ele­mento cos­ti­tu­tivo. Evans cita i carat­teri della nos­tra soci­età, la per­va­siv­ità dell’informazione, la sua estrema acces­si­bil­ità, il tanto che è par­ente del nulla, i sen­ti­menti trat­teggiati online, un mezzo che diventa un fine. Ter­reno fer­tile, cuori aperti e menti non troppo lucide pronte a diventare stru­menti nelle mani di macrostrut­turte, polit­ica – reli­gione – eco­nom­ica –in grado di ind­i­riz­zarli senza troppo sforzo. Evans è voce di un per­son­ag­gio provo­ca­to­rio dig­i­tale estrema­mente reale in un mondo vir­tuale. Artis­sima fiera gio­vane, Artis­sima che si pro­pone come momento di incon­tro con gal­lerie e collezion­isti inter­nazion­ali. Artis­sima che ha il suo focus sul futuro. Anzi due: Back to the future e Present Future. La prima, Back to the Future, diretta per il set­timo anno da Luigi Fassi, rac­coglie 20 artisti, rap­p­re­sen­tati da 18 gal­lerie inter­nazion­ali e 4 ital­iane, alcuni dei quali pre­sen­tati per la prima volta in Italia. La gal­le­ria Mon­i­tor di Roma torna sul video con un grande nome della videoarte: Pat O’Neill, iron­ico, cinetico, qui pre­sente con due video degli anni ’70 e alcuni fotogrammi tratti dai video stessi. Ancora un ind­i­rizzo romano, la Gal­le­ria del Cem­balo espone Paolo Gioli, uno dei nomi ital­iani della fotografia più sper­i­men­tali, il suo è un lavoro sul fotogramma che una volta dis­torto diventa parte di qual­cosa di defin­i­tivo. Philippe Van Snick e la sua reli­gione min­i­mal­ista, un’astrazione sociale, sono pro­tag­o­nisti della Gal­le­ria belga Pieters. La sezione Present Future, oltre a ospitare il video What the heart wants, vinci­tore del Pre­mio Illy, vede la Gal­le­ria Raf­faella Cortese con la Gal­le­ria Green Art pre­sentare Naz­gol Ansarinia, nata a Tehran, non smette di riflet­tere sulla con­dizione del suo paese oggi, in par­ti­co­lare sul codice dei diritti dei lavo­ra­tori: scom­posto in parole e sil­l­abe, forse già decon­tes­tu­al­iz­zate in un sis­tema privo di diritti per la per­sona, diven­tano oggetto dell’opera; la Gal­le­ria Zac con la Gal­le­ria Bran­icka pre­sen­tano Agnizscka Pol­ska, la Gal­le­ria Kanie Grif­fin Cor­co­ran di Los Ange­les arriva a Torino con la scul­trice Rosha Yagh­mai, i suoi mate­ri­ali e il suo piacere arti­gianale, infine la Gal­le­ria Voicedi Mar­rakech con Eric Van Hove. Forse nuovi lin­guaggi, forse un futuro tra instal­lazioni ancora da capire.