Vinicio Berti

Vini­cio Berti (Firenze 1921 — 1991) è stato un pit­tore e illus­tra­tore, tra i prin­ci­pali espo­nenti dell’astrattismo in Italia. Esor­disce nei primi anni Quar­anta con opere di impronta realista-espressionista, rad­i­cal­mente nuove rispetto alla tradizione pit­tor­ica fiorentina

La ricerca di Vini­cio Berti si inserisce nel gen­erale moto di rin­no­va­mento che inter­essa la cul­tura artis­tica euro­pea dell’epoca. Nel 1945 fonda insieme a un gruppo di amici, tra cui Bruno Brunetti, Gualtiero Nativi e Alberto Cav­erni, il gior­nale cul­tur­ale riv­o­luzionario Tor­rente, che si oppone a una visione intimistica dell’arte invo­cando una parte­ci­pazione diretta alle prob­lem­atiche della realtà con­tem­po­ranea. L’anno suc­ces­sivo dà vita con altri pit­tori e let­terati al movi­mento inno­va­tore “Arte d’Oggi”, a cui aderiscono alcuni dei mag­giori artisti ital­iani del peri­odo. Risale al 1947 il suo approdo alla pit­tura astratta. Insieme agli artisti Bruno Brunetti, Alvaro Mon­nini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti, con cui con­di­vide idee e scelte estetiche, fonda il movi­mento Astrat­tismo clas­sico, fir­man­done il Man­i­festo nel 1950. Alla base del movi­mento vi è l’intenzione di avviare un ciclo nuovo dell’arte con­tem­po­ranea. Dopo lo sciogli­mento del gruppo, Vini­cio Berti con­tinua a svilup­pare le pos­si­bil­ità espres­sive dell’astrattismo, eseguendo una serie di lavori da lui stesso  definita Espan­sione dell’astrattismo clas­sico. Intorno agli anni Ses­santa la sua ricerca assume un’impronta più grafica, avvic­i­nan­dosi all’informale. Nel 1963, gra­zie all’opera Utopia del tempo H3, riceve il pres­ti­gioso pre­mio Il Fior­ino. Par­al­le­la­mente alla sua attiv­ità di pit­tore, Vini­cio Berti lavora anche come illus­tra­tore e fumet­tista in pub­bli­cazioni per ragazzi, illus­trando le sto­rie di per­son­aggi come Pinoc­chio, Gian Bur­rasca e Atom­ino. Le opere di Vini­cio Berti sono state pro­tag­o­niste di numerose espo­sizioni e di mostre anto­logiche, tra cui quelle allestite presso la Sala d’Armi di Palazzo Vec­chio a Firenze e presso il Museo della Per­ma­nente di Milano (2003).

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