Paul P

Paul P. è nato in Canada nel 1977, in un pic­colo borgo vicino Toronto, Mis­sis­sauga; un luogo in cui un gio­vane dalla sen­si­bil­ità com­p­lessa ha fat­i­cato ad ambi­en­tarsi, cer­cando la pro­pria real­iz­zazione in espe­rienze di vita diverse, come la band Hid­den Cam­eras, definita dallo stesso Paul come genere “gay church folk”. Ma è con il peri­odo degli studi al col­lege che inizia il suo per­corso artis­tico, che coin­cide in una lenta trasfor­mazione anche della pro­pria vita pri­vata, sim­bo­leg­giata dal cam­bio di cog­nome nel sem­plice P. Nel 2000 ter­mina gli studi e l’anno suc­ces­sivo ha luogo la sua prima per­son­ale a Toronto: è imme­di­ato il grande suc­cesso, che lo porta ad esporre a New York, Los Ange­les, Berlino, Tokyo. Si trasferisce a Parigi, dove tutt’ora vive e lavora. Per le sue opere predilige  il pic­colo for­mato e una tec­nica ad olio che sa d’antico, fatta di vela­ture leg­gere; pro­tag­o­nista la figura e il pae­sag­gio, prima quello veneziano, in linea con la vena mal­in­con­ica della sua poet­ica, e poi quello più mediter­ra­neo di Roma e Dam­asco. Nelle opere di Paul P. riecheg­giano  le vedute del Nord Europa di Munch e lo sfu­mato di Sar­gent, ma anche gli effetti di luce di Whistler, soprat­tutto in rifer­i­mento ai pae­saggi veneziani. E pro­prio la luce diventa pro­tag­o­nista di opere in cui dom­i­nano gli effetti cro­matici della cosid­detta ora “blu”, che sem­bra accogliere un seg­reto, quasi bis­bigliato allo spet­ta­tore, in cui si rac­conta di una sen­su­al­ità che non vuole nascon­dersi ma che non diventa mai ses­su­al­ità esplicita. Un raf­fi­nato estetismo che per­corre anche le sue mostre, in cui i pic­coli quadri dialogano con la grande parete bianca in un alles­ti­mento in cui nulla è las­ci­ato al caso.

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