André Romão

André Romão (Lis­bona, 1984) si sta già affer­mando, nonos­tante la gio­vane età, come una voce orig­i­nale nel panorama dell’arte con­tem­po­ranea. For­matosi presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università di Lis­bona e l’Accademia di Belle Arti di Brera, ha collezion­ato diverse espe­rienze come artista res­i­dente: nel 2007 nello spazio Eira 33 a Lis­bona, nel bien­nio 2009–2010 presso la Kun­stler­haus Bethanien di Berlino e nel 2011 alla Budapest Gal­le­ria. Attual­mente vive e lavora tra Lis­bona e Berlino, svilup­pando un uni­verso artis­tico che com­prende let­ter­atura, poe­sia, filosofia, sto­ria e lavo­rando con lin­guaggi quali il dis­egno, la fotografia, l’installazione e il video.
Ricor­rente nella sua pro­duzione il tema della vio­lenza, inda­gato con diversi media. Una delle opere più sig­ni­fica­tive a riguardo è The Ver­ti­cal Stage (2010) che dà il titolo alla mostra per­son­ale allestita presso la Kun­stler­haus Bethanien di Berlino. Con questo lavoro Romão vuole rileg­gere eventi che hanno avuto luogo a Città del Mes­sico nel 1968: da un lato i Giochi Olimpici, dall’altro il mas­sacro di Tlatelolco com­pi­uto, nella notte del 2 otto­bre, per dis­trug­gere il movi­mento stu­den­tesco mes­si­cano. La scelta dell’artista è quella di assem­blare il mate­ri­ale doc­u­men­tario dei Giochi con fram­menti tratti dall’Iliade di Omero e il Teatro della Crudeltà di Antonin Artaud. Romão inter­preta i Giochi come una col­let­tiva, sim­bol­ica ma incon­scia per­for­mance e per farlo adopera testi, col­lage, una scul­tura e la proiezione di dia­pos­i­tive.
In Bar­bar­ian poems (2011) l’artista por­togh­ese si sof­ferma sulla dis­truzione e la rigen­er­azione insite in ogni forma di vio­lenza, adoperando immag­ini evoca­tive e brain­storm­ing di poe­sia. Infatti tramite un proi­et­tore mostra oggetti arche­o­logici pre­senti nelle collezioni del Museo Etno­logico di Berlino, stralci di testi e proteste nella Lon­dra con­tem­po­ranea come a dire che la vio­lenza, sia fisica sia cul­tur­ale, è con­nat­u­rata all’uomo.
Di grande impatto anche l’opera Notes on the His­tory of Vio­lence (2011–2013), una scul­tura tri­an­go­lare in legno nero in parte ricop­erta da pol­vere d’oro. Quasi a sim­bo­leg­giare il punto di non ritorno per chi per­corre la strada della vio­lenza.
Romão accosta, con risul­tati orig­i­nali, parole ed immag­ini, con­sapev­ole di quanto la con­t­a­m­i­nazione di lin­guaggi sia effi­cace nel trattare un tema come la violenza.

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