Adrian Villar Rojas

Adrian Vil­lar Rojas è stata una delle riv­e­lazioni della Bien­nale di Venezia del 2011. Le sue scul­ture, alte sei metri, col­lo­cate all’interno del Padiglione Argentina, cat­a­pul­ta­vano il vis­i­ta­tore  in una dimen­sione apoc­alit­tica, in cui i fet­icci della moder­nità, come un i-pod o una scheda sim, diveni­vano tutt’uno con i grandi bloc­chi di argilla, quasi come reperti arche­o­logici “scop­erti” dall’ignaro vis­i­ta­tore. D’altra parte questo gio­vane artista argentino, nato a Rosario, nel 1980, basa parte della sua poet­ica pro­prio sulla teo­ria degli Uni­versi alter­na­tivi (mul­ti­verses),  che coesis­tano par­al­le­la­mente al nos­tro. E le sue opere diven­tano la prova di “incur­sioni” tra queste diverse dimen­sioni, che a volte si sfio­rano dando vita a mostri sur­re­ali,  come la grande Balena abban­do­nata nel bosco di Ushuaia, in Argentina, datata 2009. Sono opere che, per le grandi dimen­sioni, incu­tono nello spet­ta­tore tim­ore, ma anche una sorta di sen­ti­mento mist­ico, che le trasforma a tutti gli effetti in reliquie della nos­tra con­tem­po­raneità. Le sue scul­ture sono state esposte in vari spazi ed isti­tuzioni inter­nazion­ali, fra i quali la Ser­pen­tine Gallery di Lon­dra, il CCA Wat­tis Insti­tute for Con­tem­po­rary Arts di San Fran­cisco e il Museo de Arte Mod­erno di San Pablo in Brasile.

Opere in vendita